SEMPERVIVUM

A volte ti senti tagliato fuori dalle cose. Hai come l’impressione di doverti inginocchiare e scalmanare così che qualcuno, presto o tardi, poi ti guardi. Vieni bistrattato sul lavoro, trascurato in casa e chiesa; altri prendono le lodi e a te resta cenere da bere. Sei solo ad indagare, a spiegare, ad aggiungere parole non richieste. A forza di parlare, ti sembra d’aver risolto tutto, poi cadete nella stessa discussione, ricordate un vecchio fatto, e capisci che le tue parole, dalla prima all’ultima, son finite chissà dove e quelle nate prima dell’incontro e del far pace son risorte: una rosa tutta spine.

Sei stanco del deserto, stanco di chiedere in ginocchio il perché di questo e quello. La risposta non arriva, o arriva tardi. Non perché il lui o lei a cui chiedi sia cattivo, o voglia fartela pagare. Non sempre, perlomeno. Semplicemente, non sa neppure lui o lei che dire: non ha parole per te, né soluzioni chiare. Non tutti sono avvezzi ad aprirsi il cuore in due come un melone e a spulciare i sentimenti seme a seme. Non riesci a darti pace, soprattutto perché mangiare un frutto tutt’intero, semi e buccia, a te mica dà noia. Altri, invece, fan spallucce. Vuoi un consiglio?

Comprendi, anziché farti comprendere, e lascia andare. Perché insistere per essere compreso? Perché forzare qualcuno fuori da sé? Per il bene? Per amore? Non amare una chimera, non fissarti sulla meta e sui suoi doni: godi il viaggio. Nei tuoi viaggi parti sì con un percorso e un orizzonte, ma li molli al primo angolo, per scriverli e riscriverli. A guidarti ovunque sono gli attimi e gli incontri, titubanze e scarpe rotte, voglie amici e amanti, curiosità e scoperte, fiori e sassi da raccogliere, frasi come “Vienimi a trovare”. Il viaggio stesso è sempre stato la tua destinazione.

In riva al mare collezionavi foglie e stelle, ci passavi la tua notte, spogliato dalle onde lente che son domande buone, coscienze antiche e vite nuove. Domande e risposte svanivano e tornavano, altre ancora ne arrivavano. Vedevi loro, loro vedevano te. Non serviva chiedere né pregare, perché il cuore non fatica a battere, né il respiro a respirare. Ora scrivi e piangi chi non vede: meglio questo che far piangere i suoi occhi e starci male; meglio non dare fastidio, viaggiar carico di poco e risolvere via via che avere il peso sulle spalle e svanire passo passo.

Siamo scimmie su due zampe e ricordarlo ci fa bene, specie quando viene la fregola di vestirsi da padrone e usar la frusta. Un amante non strilla dando colpi, non pretende d’esser visto, non chiede devozione. In ginocchio si sta assieme innanzi a cose ben più grandi di noi due. In ginocchio si guarda ad occhi e bocca aperti senza dire una parola. Fronte a terra, scopri cose enormi nelle piccole: il Sempervivum che resiste sulla roccia e sugge il poco che la montagna cede estate e inverno. I fiori stretti l’uno all’altro sono come pellegrini innanzi all’Assoluto: pregano il tempo che gli è dato fianco a fianco. In ginocchio prendi esempio e rendi grazie, perché non hai capito niente.

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